Intervista a Fantastico Studios

Intervista a Fantastico Studios

Abbiamo avuto il piacere e l’onore di incontrare lo staff di Fantastico Studios, una piccola software house made in Rome, composta da nove personalità. Fantastico Studios ha lanciato una campagna di raccolta fondi per finanziare il loro nuovo progetto videoludico attraverso il sito kickstarter.

Colpiti positivamente da Landflix Odyssey, il loro primissimo gioco in uscita nel 2018, abbiamo contattato il team, che si è dimostrato disponibilissimo a concederci un’intervista. Ci hanno accolto nella loro piccola ma accogliente e calorosa alcova.

Abbiamo posto delle domande a Daniele Bianchini, CEO di Fantastico Studios, e a Luca De Simone, programmatore, riguardo la compagnia e il loro titolo.

 

Come nasce Fantastico Studios? Come avete scelto il nome?

Daniele: Abbiamo iniziato, affacciandoci al mondo mobile, chi pria e chi dopo. Grazie a questa esperienza abbiamo avuto la possibilità di lavora insieme e noi quattro fondatori abbiamo deciso di creare qualcosa di più complesso. Mentre per quanto riguarda il nome ci siamo inspirati ai Fantastici Quattro.

In questi anni l’Italia sta vivendo una seconda giovinezza nel settore dei videogame, che ne pensate della situazione attuale?

Daniele: In Italia rimangono ancora nomi importanti, come Studio Evil. Comunque in questo periodo si sono formati molti team importati, inoltre qualche anno fa il nostro paese era attivo come ora nella scena indie(produzioni indipendenti spesso a basso budget).

Quindi in generale siete ottimisti per quanto riguarda la situazione nostrana ?  Daniele: Sicuramente, anche se è difficile, arrivare a monetizzare. Ad esempio nel mercato mobile, noi ci siamo riusciti anche grazie ad un publisher, che ha collaborato in passato. Quindi l’ottimismo diventa indispensabile.

In giro si sente un alone di pessimismo riguardo questo settore ed è positivo sapere che ci sia gente che comunque mantiene un approccio positivo.

Daniele: Certo, tutto dipende da come l’affronti. Anche se ci tengo a dire che spesso ho visto ragazzi in piccoli gruppi che partono con progetti magari complessi o enormi, i quali alla fine risultano difficili da portare a termine. Magari l’ideale sarebbe cimentarsi in progetti più piccoli. Poi migliorandosi un poco alla volta, portando a termine più progetti, costruendosi un futuro pietra dopo pietra. Infine l’esperienza passata può aiutare a fare un stima più precisa delle tempistiche, dei problemi e delle spese da affrontare.

Enti statali incentivano le piccole realtà come la vostra o appunto ricorrete solamente alla campagna kickstarter? Se adesso no, ritenete che in futuro potrebbe esserci una maggiore attenzione per questo settore a livello di aiuti?

Daniele: Intanto le entrate dal mercato mobile, anche se poche, ci consentono di pagare le spese principali. Per quanto riguarda realtà private, a meno che non siano già nel settore è difficile che si interessino e parlando degli enti pubblici, qualcosa si è mosso ma bisogna migliorare ancora di più, soprattutto per quanto riguarda le tempistiche di pagamento e la burocrazia. Infine conosco anche altre realtà che sfruttano finanziamenti europei, a anche lì ci sono dei criteri rigidi da rispettare.

Parliamo di Landflix Odyssey. Com’è nata l’idea?

Luca: Il gioco nasce da una “serata birra”. Ci siamo incontrati e discutevamo di quanto potesse essere interessante produrre un videogioco sul mondo di Stranger Things. Da lì abbiamo pensato di ampliarlo, inserendo nuove serie tv, dando la possibilità al giocatore di portare le abilità di un mondo in un altro, decidendo di ambientare tutto nel modo di Netflix. Dopo l’entusiasmo iniziale, abbiamo usato questo sprint per le fasi iniziali. Nei primi quattro mesi abbiamo raccolto idee, concept narrativi, scelto le serie tv da inserire. Poi da settembre scorso siamo passati alle fasi più avanzate del gioco.   

Daniele: Arrivando anche a prendere lo studio, così da avere un luogo di riferimento, dove lavorare più a stretto contatto e in maniera più veloce.

Andiamo sul personale. Siete stati dall’altra parte della barricata? Se si, come ha influito la vostra esperienza da videogiocatori?

Daniele: Beh, un po’ tutti abbiamo la nostra storia. Per quanto riguarda il sottoscritto, che sono un po’ più vecchietto, ho cominciato su dos. Fin da subito ho pensato che sarebbe stato bello, arrivare a realizzarli. Anche se solo quando ho avuto le prime esperienze nel campo, all’età di venticinque anni, ho cominciato a crederci veramente. In particolare quando sviluppai il primo esempio d’Arcanoid mi ricordo una particolare soddisfazione.

Luca: Qui siamo tuti videogiocatori, chi più chi meno. Sicuramente la passione è stato l’elemento cardine che ci attratto in questo campo. Io ho cominciato da piccolissimo con il Super Niendo e poi ho continuato senza fermarmi.

Progetti futuri per i prossimi due anni ad esempio?

Daniele: Per il momento ci concentriamo sul gioco i produzione. Sperando che ottenga un ottimo successo, vogliamo puntare a continuare a rilasciare contenuti aggiuntivi, anche gratuiti. Infatti il gioco si presta molto, in quanto uscendo magari nuove serie tv e nuove stagioni, noi le possiamo “scimmiottare” e ampliare sempre di più il nostro gioco.

Luca: Come ad esempio Terrarria, che ha giovato moltissimo, anche a livello di vendite, dei contenuti portati nel tempo

A questo punto, dopo l‘esauriente presentazione del team, non possiamo fare altro che credere in questo progetto. Ricordiamo che a breve chiuderà la campagna su kickstarter, il 7 marzo, e che se volete potrete donare un contributo( che va da 1 euro fino a somme maggiori) al fine di raggiungere l’obbiettivo prefissato, sperando in un futuro roseo per l’azienda romana.


Marco Liberati

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