40 ANNI DOPO… CENTO PASSI

40 ANNI DOPO… CENTO PASSI

40 anni fa, il 9 maggio 1978, la Sicilia e l’Italia tremarono due volte, colpite dal terrorismo e dalla mafia. Nel giorno in cui si scoprì il cadavere di Aldo Moro, Cinisi (un paese vicino Palermo) vide morire Peppino Impastato, fondatore di Radio Aut e riconosciuto giornalista postumo. Giuseppe Impastato nacque nella provincia di Palermo, nel gennaio del 1948, da una famiglia legata alla mafia locale. Militante di Democrazia Proletaria combatté in prima persona per denunciare la mafia, servendosi dei microfoni di Radio Aut. Dall’emittente si scagliò con ironia, forza e dedizione, contro gli affari dei mafiosi locali, soprattutto quelli del boss Gaetano Badalamenti, ribattezzato «Tano Seduto». In particolare raccontò l'espropriazione delle terre contadine per la costruzione dell'aeroporto, base di traffici di droga controllati dai mafiosi di Cinisi e Terrasini. Nella notte tra l'8 e il 9 maggio 1978, fu dilaniato da una carica di tritolo. Il corpo era stato adagiato sui binari della ferrovia. All’inizio la sua morte venne scambiata per un suicidio poiché i suoi carnefici tentarono di inscenare un fallito attentato terroristico e troppo spesso le forze dell’ordine sembrarono “chiuse” a qualsiasi altra ipotesi di natura differente. Solo una lunga battaglia, combattuta dalla madre Felicia (morta il 7 dicembre 2004) e dal fratello Giovanni, fece emergere la matrice mafiosa dell’omicidio, riconosciuta nel maggio del 1984 dal tribunale di Palermo. Nel maggio del 1992 l’archiviazione del caso, poi nel 2002, dopo la riapertura chiesta dal Centro di documentazione di Palermo, il boss Tano Badalamenti fu condannato all’ergastolo come mandante.

Oggi, 9 maggio 2018, Giornata della memoria delle vittime del terrorismo, rimangono il ricordo (tenuto vivo anche grazie al film “I cento passi”), la rabbia e il dolore per una vita che si spense dopo appena trent’anni in nome della giustizia e della libertà di parola. Tali sentimenti hanno spinto centinaia di giovani nella mattina a recarsi nel casolare, dove fu massacrato, e nel tardo pomeriggio, guidati dal fratello di Giuseppe, Giovanni, hanno intrapreso il tradizionale corteo dalla sede di Radio Aut a Terrasini, fino alla Casa memoria di Felicia e Peppino Impastato a Cinisi. Sebbene ora ci rimangano solo il ricordo e le emozioni, Giuseppe Impastato era pronto a sacrificare tutto anche solo per questo, affinché in una terra come la Sicilia, dilaniata dalla piaga della mafia, dalle ceneri di ciò che era ed è ancora ingiusto ed opprimente, nasca un giorno un mondo diverso.

Marco Liberati

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