Educare i giovani ad acquisire competenze e sacrifici rende uno Stato più ricco

Educare i giovani ad acquisire competenze e sacrifici rende uno Stato più ricco

Anche se in minoranza noi che la pensiamo secondo i principi ai quali siamo stati educati dobbiamo riuscire ad affermare le giuste strategie che possano far risalire la china ad un paese che segna il passo soprattutto dal punto di vista del progresso economico.

Stiamo scivolando verso una generale rassegnazione alla povertà, alla quale non si oppone altro che un miope assistenzialismo che non sarà sostenibile se non si riesce ad elevare il PIL.

Ma al di là degli immediati effetti benefici del reddito di cittadinanza per chi non ha nulla, anziani portatori di handicap invalidi, appare fortemente diseducativa l’idea che si prometta un reddito, a chi è giovane, prescindendo dal suo merito e dal suo impegno. 

Piuttosto che distribuire sussidi ad inutili navigators che dovrebbero inventare lavori improbabili, sarebbe molto meglio che lo stato investisse in laboratori e scuole professionali dove imparare i mestieri applicando le nuove tecnologie informatiche, robotiche, bio ingegneristiche, ma anche le cose più semplici (materiali tecniche tradizionali metodologie) che sono il bagaglio propedeutico ad ogni attività produttiva (dall’agricoltura all’artigianato all’industria).

C’è bisogno per questo di forti investimenti ma c’è bisogno anche di una educazione al metodo scientifico.

Non è tramontata la vecchia idea ottocentesca delle scuole di arti e mestieri.  Oggi abbiamo bisogno di nuovi movimenti Arts and Crafts o di nuovi WerkBunds, di moderne BauHaus. E’ comunque nella scuola che vanno investite risorse. Un’ idea potrebbe essere quella di recuperare giovani disadattati in scuole di formazione ove gli insegnanti siano artigiani in pensione.

Il governo attuale ha immaginato di poter saltare il momento formativo. Si pensa di dare occupazione non tentando nemmeno di elevare la professionalità di questi futuri lavoratori.

Quando si capirà che i giovani vanno educati a competere nel campo che loro scelgono, come è naturale che si faccia nell’ agonismo sportivo ed in tutte le attività umane (studio ricerca professioni spettacolo). 

Forse l’educazione spartana, che si usava ancora qualche generazione fa era eccessiva, la società è cambiata.  Abbiamo, grazie a Dio. passato un lungo periodo in cui non ci sono state guerre, carestie, epidemie funeste, ma nemmeno si può pensare che non ci siano più pericoli incombenti. 

Non è sostenibile l’idea che ci possa essere qualcun altro che provveda a noi, in un modello di società iniquo ove pochi lavorano e pagano le tasse ed altri che pensano di poter vivere comunque a carico di chi lavora dodici ore al giorno per garantire un po’ di benessere ai propri figli. Solo il lavoro di chi intraprende che produce ricchezza. Noi non possiamo inculcare nei giovani l’idea che comunque si possa vivere senza competere senza sacrificio senza rischio. Tutti si aspettano qualcosa dagli altri, cioè da uno Stato che fa acqua da tutte le parti.

Intanto bisogna ripartire dai rudimenti di educazione civica facendo capire che lo Stato siamo noi, così come noi siamo cittadini di una città-Regione di una Nazione di una Europa Unita di un mondo globalizzato.

 

Arch. Rodolfo Violo

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