Tempo di COVID-19: entriamo al Supermercato...

Tempo di COVID-19: entriamo al Supermercato...

Insidie, ovunque. Inciviltà, tanta.
Il percorso inizia da frutta e verdura, droplets. Infatti, in aggiunta al contatto direttodell’abbigliamento dei Clienti più, diciamo, disattenti con i vegetali riposti nelle cassettepiù in basso, c’è una vera e propria “raccolta goccioline” di tutti i passanti, tanto piùvariegata, una sommatoria, quanto più in basso sono le ceste di vegetali che le“raccolgono”. Così, ciascun peperone, o rotondità di pomodoro, o ovale di melanzana, siricopre della pericolosa “rugiada” potenzialmente carica di COVID-19. Fin qui, superficilisce, facilmente sanitizzabili con spugna e soluzione clorata. Ma le lattughe? Le foglie dibroccolo, di cavolo nero, di lattuga riccia o cappuccina? La tenera lattuga “nonstrofinabile”? Per immersione, certo, anche se... difficile, per l’insalata lollo e simili (edifficile anche perché.. chi mai ha pensato, anche durante la fase pre allarmistica, a farescorta di Amuchina...).
Davanti ai frigo di latte, latticini, pasta fresca, carne ed ai banchi di pesce, formaggi,salumi, pane, tutti in fila, anzi, tutti stretti intorno all’interessante punto di aggregazione...anche senza mascherina.
Sei solo in una delle corsie tra gli espositori di pacchi di pasta e di farina affacciati a destrae a sinistra? Ti senti “fuori pericolo”? Non lo sei! Innanzitutto perché molte persone sonogià passate da lì, anche pochi secondi prima di te, e le loro “goccioline” ancoravolteggiano nell’aria – non si depositano all’istante, e non sono neanche fatte di piombo –ma, comunque, anche non ci fosse nessuno nei paraggi già da alcuni minuti, le dropletshanno potuto già comodamente adagiarsi su carta, cartone e cellophane dei pacchi. Etcììì!!..improvviso starnuto dalla corsia parallela... pioggerellina di COVID-19 in arrivo ancheda quest’altra parte (come da analisi dell’evidenza)! Meglio, infatti, indossare un capo diabbigliamento con cappuccio, da tirare sul capo appena entrati al supermercato, inprevisione di “incontri ravvicinati” con goccioline vaganti nel corso delle nostre scelte dialimenti.
Finalmente, andiamo alle casse. Verso quale incanalarsi? Dove vedo persone più rispettosedel distanziamento sociale? Sì, ma alcuni sono senza mascherina... e poi, diciamochiaramente che, nonostante lo scaglionamento degli avventori in entrata, quindi unariduzione della calca alle casse, il rispetto della distanza minima di 1 metro e 80 tra uncliente ed il successivo andrebbe ad interferire con chi ancora sta effettuando i propriacquisti.
Bene, ho scelto. Ma.. per un mese e mezzo, dall’evidenza di allarme manifestatasi almenoun paio di settimane prima del DPCM del 9 Marzo, i cassieri non sono stati provvisti né diguanti, né di mascherina, né di occhiali, né di vetro di protezione. Quindi, ogni miaaccortezza precedente potrebbe essere vanificata dal dovuto contatto comunqueravvicinato con il cassiere... che striscia, ovviamente, ciascun pezzo acquistato sul lettoredel codice a barre... oh no! collezione sedimentata di COVID... Non c’è scampo.E poi, a casa, leggo un articolo, che relaziona circa uno studio epidemiologico tedescocondotto da Hendrick Streeck, direttore dell’Istituto di Virologia dell’Università di Bonn,in cui si rassicura la popolazione: “Nessun pericolo di venir contagiati facendo la spesa alsupermercato”.

Mi accorgo di dover precisare il titolo: “Tempo di COVID-19: entriamo al Supermercato... coraggiosamente”.

Lucrezia Cutrufo

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