ICASTICO

Alcune parole...

ICASTICO

                            
   Icastico. Vocabolo poco utilizzato. Eppure, molto aderente alla realtà sociale che abbiamo generato ed in cui siamo quotidianamente immersi.
 “Icastico” è la traduzione del greco “εἰκαστικός”, che significa “rappresentativo” e deriva dal verbo “εἰκάζω”, “rappresento”.
 Pienamente al passo con il nostro tempo, si direbbe… Un tempo in cui, per esprimere un concetto o per rappresentare noi stessi, non vengono utilizzate molte perifrasi né velature, ma piuttosto parole o immagini di se’ efficaci fino a risultare talvolta stringate o volutamente provocatorie.
 Inoltre, non sfugga la forma intransitiva pronominale del verbo, che è “rappresentarsi”, cioè rappresentare se stessi.
 Ma in quale modo ed in quale forma? E qui il comune pensiero filosofico odierno svela il proprio dualismo sotto la sua apparente unicità.
 Infatti, il dualismo ontologico platonico, antico confine tra i Presocratici e Socrate, si sposa bene con l’attuale “liquidità delle idee”; ma, già contestato dal suo discepolo Aristotele, Platone risulta insufficiente a spiegare la modernità di un certo corrente rieditato epicureismo, che si fonda, anticamente certo su Epicuro, ma successivamente su René Descartes, o, se si vuole, Cartesio, il quale dopo aver ripreso il dualismo di Platone, lo supera risolvendolo in una sorta di unicità che si rivelerà fondante la filosofia moderna. Spinoza, dall’Olanda, supera definitivamente il dualismo ontologico uniformandolo nel Razionalismo. Così, attraverso gli ultimi due secoli, si è scivolati, lentamente o a spintoni dati dagli eventi, fino alla nostra “società liquida”, che vorrebbe mostrare un proprio unico trend, evidente nell’ostinarsi a scavare nell’esistenza per trovare a tutti i costi, anche a spese della propria anima, la verità dentro ogni cosa, salvo poi rendersi conto, talvolta bruscamente  per eventi cataclismici, che sotto alcune apparenze c’è il vuoto.
 Da qui il disorientamento attuale degli individui: da un lato la liquidità delle idee, dall’altro la determinazione di ciascuno a vivere l’esistenza in ogni attimo ed in ogni dettaglio potenzialmente rappresentativo di se stessi.
 Ma questo è vivere “l’esistenza”, e non “l’essere”.
 Lo definirei il “paradosso della postmodernità liquida” (per altro, Zygmunt Bauman). Anche l’eccelso Papa Ratzinger sarebbe d’accordo.
 Adesso è evidente quanto il vocabolo “icastico”, attribuito alla rappresentazione del nostro tempo, mostri tutte le proprie contraddizioni.
 A me piace assorbirne l’accezione più vicina alla sua radice “εἰκών”, “immagine”, più vicina al sinonimo “iconico”, che mi rimanda alla espressione scultorea di una sintesi incisiva, efficace ed asciutta, pur se talvolta tagliente, ma aderente alla realtà in modo assolutamente essenziale, paradigmatico.
 Il suo contrario è descritto come “fiacco, scialbo”, inconsistente. Liquido, appunto. 
 Anche l’arte, oltre che nel naturale riferimento all’iconografia classica, è icastica quando mostra forte evidenza rappresentativa, qualità indicata come “la cifra stessa della comunicazione d’alto profilo”.
 Un vocabolo che traccia un percorso. Assolutamente da seguire.

                                                                                 Lucrezia Cutrufo
 

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