"A rotta di collo"



   “Non sappiamo dove andiamo, ma ci stiamo andando a rotta di collo “. A dirlo è Roberto D’Agostino, per tutti Dagospia.
 Frase felicissima, icastica. Nel bene e nel male, il suo stile.
 Una mirabile sintesi del nostro pianeta come è oggi. Tutta l’Umanità sta vivendo una epocale e repentina, forzata trasformazione radicale. Di tutto e di tutti noi.
 Ma, nell’economia globale, nella salute comunitaria, nelle abitudini quotidiane, nel nostro sentire interiore, nella morale comune, nell’analisi più approfondita della nostra personale esistenza, tutto porta a velocizzare decisioni rivoluzionarie, e conseguentemente ad operare rapide scelte.
 La sensazione è, appunto, di “rotta”, quella che si prova quando, correndo lungo un pendio scosceso, una discesa sdrucciolevole, si perde il passo e poi la coordinazione dei movimenti, quindi facilmente subentrano avvisaglie di caduta, che rientrano solo per una casualità favorevole del terreno. A rotta di collo. 
 Verso dove? Cioè: quale valle è il nostro obiettivo? E, Marzullianamente, a quale obiettivo miriamo in quella valle?
 Non si sa.
 Non si sa come avverrà la ricostruzione economica, Italiana Europea o mondiale poco importa, è ugualmente difficoltosa e complessa; non si sa come usciremo da questa pandemia, se il Sars-CoV-2 esiterà in immunità permanente o ci farà compagnia ricorrente per sempre o sparirà improvvisamente o lo neutralizzeremo con il vaccino, forse un po' di tutto questo insieme; non si sa fino a quando sarà prudente e necessario portare mascherine, guanti e occhiali, ma intanto pratichiamo importanti modifiche ai nostri comportamenti nei bar negozi ristoranti luoghi pubblici palestre oltre che modifiche strutturali e dispendiose di moltissime attività commerciali e di luoghi di aggregazione, pardon, di ex-aggregazioni (e i nuovi Ospedali sorti come funghi ad epidemia avanzata, con curva in inversione di tendenza? Ah, l’Ospedale nato e chiuso alla Fiera di Milano, la raccolta di fondi rifiutata dall’Ospedale Sacco di Milano, ecc., ecc., ecc.).
 E ancora: non si sa cosa sentire nell’animo, se risentimento per la mancata attenzione al libero contagio o se paura del nemico invisibile o paura dei nemici familiari amici conoscenti pazienti visibili reali e respiranti (droplets!). La deriva della morale comune? Troppo lungo parlarne, sono stati smarriti i riferimenti. L’analisi della nostra esistenza? Troppo personale, ciascuno faccia la propria. Ci viene detto che in questi frangenti è meglio non fare bilanci, sarebbero viziati dalle condizioni contingenti. Oppure, è proprio nelle emergenze che si scoprono i reali sentimenti e la forza effettiva dei legami interpersonali? 
 E la politica internazionale? I Cinesi, questi sconosciuti…
 Insomma, dove stiamo andando?
 Sono d’accordo con Dagospia: non lo sappiamo, ma ci stiamo andando “a rotta di collo”.

                                                                                                                                                                                                         Lucrezia Cutrufo

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