MORIGERATEZZA

Alcune parole...

MORIGERATEZZA

    Termine desueto? Lo è soltanto per chi moralmente non è in linea con il suo significato.

 Io apprezzo moltissimo la morigeratezza, su di me esercita un fascino consistente, al pari di quanto il suo opposto mi disgusta.

 Già, qual è il suo opposto?

 Lo si comprende meglio per contrasto, e quale cotanto contrasto!, analizzando il significato della “morigeratezza”.

 Partiamo dal verbo “morigerare”. L’inappellabile riferimento Treccani spiega testualmente: verbo transitivo (= morigerare qualcuno) … reinterpretato nel latino medievale secondo il significato dell’aggettivo morigerus “docile, addomesticato”, quindi “rendere docile, educare”. Il suo contrario, dunque, è non “docile” ma “indocile”, non “addomesticato” ma “selvatico”, non “educato” ma “maleducato” (data la transitività del verbo, riterrei più opportuno il termine “maleducato” rispetto ad “ineducato”, poiché la persona maleducata non ha propriamente ricevuto educazione né addomesticamento).

 E così continua, l’indiscutibile Treccani: “ridurre a buoni costumi, correggere moderando gli eccessi”. Tradotto nel corrispondente contrario, indica “cattivi costumi, smodatezza, intemperanza, incontinenza”.

 Quindi, se non sei morigerato, sei il suo contrario. Semplice.

 “Morigerato”, infatti, è “castigato, frugale, moderato, parco, sobrio, temperante” ed anche “ascetico, austero”.

 Quanto strane, anzi estranee, devono risuonare queste parole nell’animo di un soggetto che, al contrario, è “sfrenato, smodato, sregolato, dissoluto, depravato”.

  E non finisce qui. Altre accezioni dell’essere morigerato consistono in “integro, irreprensibile, probo, retto, onesto”, cui fa da penoso e meschino contraltare il loro contrario: “disonesto”.

 Certamente, non tutti possono gustare il prezioso privilegio di poter anelare a conformarsi con la morigeratezza, cioè con una “abitudine di vita regolata secondo norme di temperanza e sobrietà di costumi ed improntata al rispetto della decenza e della probità”, abitudine che si identifica anche nella “austerità”. E’ un privilegio datoci per nascita, congenito, direbbe il medico che è in me, come la nobiltà. D’animo o di nascita.

  E questo non ha un prezzo. Indiscutibilmente, non si può comprare.

                                                                                                                                                 Lucrezia Cutrufo

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